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Devozionale di oggi 053

La preghiera che apre le prigioni

· Tema: amore

E presolo, lo mise in prigione, dandolo in guardia a quattro mute di soldati di quattro l’una; perché, dopo la Pasqua, voleva farlo comparire dinanzi al popolo.

Atti 12:4 (RIV)

Erode arrestò Pietro con un apparato militare esagerato: quattro mute di soldati, turni di guardia, doppie catene. E progettava lo spettacolo — comparire dinanzi al popolo dopo la Pasqua. Dal punto di vista umano era un caso chiuso: nessuno sfugge a sedici soldati. Ma Luca racconta l’altro lato della storia: mentre Pietro dormiva in cella, la chiesa pregava intensamente Dio per lui. Sedici soldati da un lato, una chiesa in ginocchio dall’altro.

Il vero amore intercede. Quando non possiamo aprire la cella con le mani, l’apriamo con le ginocchia. La preghiera della chiesa non era ornamento pietoso, era strategia di guerra: e quella stessa notte un angelo attraversò le guardie, le catene caddero e Pietro uscì camminando. Il testo nemmeno drammatizza — i cieli trattano le prigioni impossibili con naturalezza, quando il popolo prega.

Oggi, pensa a chi è “prigioniero”: in un vizio, in una depressione, in un letto d’ospedale, in una decisione sbagliata. Non hai la chiave della sua cella — ma hai accesso al trono. Prega intensamente, prega con altri, prega senza arrenderti. La preghiera che apre le prigioni comincia quando la chiesa si inginocchia. Sedici soldati custodivano Pietro; una chiesa pregava — e il cielo decise la contesa.

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